Il MSE per un FRONTE europeo delle LIBERTA'
UN CONTRIBUTO AL PROGETTO
DI “LEGA DELLE LEGHE”
di Michele Rallo
L’idea di dar vita ad un cartello di
tutte le forze che in diversa misura si richiamano a posizioni euroscettiche,
sovraniste, populiste, in vista delle prossime consultazioni europee, è
certamente un progetto di grande fascino. Tale disegno, tuttavia, assai
difficilmente potrebbe riuscire ad armonizzare i programmi – molto diversi
quando non addirittura contrastanti – delle varie componenti nazionali. Ciascuna
di queste, infatti, sarà – giustamente – sostenitrice dei rispettivi interessi
nazionali, producendo linee politiche diverse, antitetiche all’interno
dell’ipotizzato cartello europeo. I tedeschi, per esempio, saranno sostenitori
di una linea di rigore che è contraria agli interessi dei greci; i paesi di
Visegrad – per fare un altro esempio – sosterranno sull’immigrazione un punto
di vista diametralmente opposto a quello dei paesi mediterranei; e così via.
Non occorre dire che una tale
prospettiva fornirebbe ai nostri avversari il migliore argomento di propaganda,
consentendo loro di additare l’alleanza degli euroscettici come una accozzaglia
incapace di raggiungere un minimo di intesa al suo interno.
Al riguardo, però, è certamente
possibile predisporre delle contromisure adeguate. Anzi, è possibile produrre
un progetto complessivamente unitario, ma realistico, perché elaborato tenendo
conto delle diverse esigenze nazionali. Il suo realismo, per di più, lo
renderebbe vincente nei confronti delle utopie degli euro-globalisti; utopie
che si sono rivelate incapaci di dare un assetto accettabile all’edificio
dell’Unione Europea, provocando anzi il clamoroso abbandono degli inglesi.
Occorre tuttavia “partire da lontano”,
perché non è possibile elaborare una corretta “linea europea” se non prendendo
le mosse dalla constatazione degli errori di fondo che sono alla base della
attuale costruzione europea. Premetto che tralascerò le considerazioni d’ordine
politico-sociale, che potrebbero condurci lontano. Non parlerò di
globalizzazione economica, di privatizzazioni, di “riforme” incomprensibili, di
immigrazione, di rapporti con la Russia, o di altre pur importantissime cose.
Mi soffermerò soltanto – e brevemente – sulla articolazione dell’Unione
Europea; perché è tale articolazione, intrinsecamente sbagliata, che origina la
divaricazione dei diversi interessi nazionali. Va da se – infatti – che è ben
strana, che è anzi una contraddizione in termini quella di una Unione disunita,
dove la componente Germania abbia interesse a mettere in ginocchio la
componente Grecia, o dove la componente Francia basi la sua politica sulla
negazione delle ragioni della componente Italia, e così via.
La verità è che pensare di includere in
una stessa “unione”, di far convivere in una medesima struttura 28 paesi tanto
profondamente diversi fra loro, è stata fin dall’origine una utopia allo stato
puro. Basta una occhiata ai rispettivi PIL per rendersene conto. Si va dai 109.000
dollari di PIL pro-capite del Lussemburgo ai 24.000 della Romania, con un
rapporto di ricchezza reale, quindi, che è quasi di 5 a 1.
In mezzo, fra i due estremi del
Lussemburgo e della Romania, c’è di tutto. Semplificando al massimo, i paesi
dell’area nordica e germanica stanno nella parte alta della classifica, e i
paesi dell’est nella parte bassa.
I paesi latino-mediterranei sono in posizione
intermedia: 43.500 dollari la Francia, sui 38.000 la Spagna e l’Italia,
fanalino di coda il Portogallo con 30.000 dollari. La nostra Europa –
diciamocelo chiaramente – è questa. Paesi economicamente compatibili (il
rapporto fra il più ricco e il più povero è di 4 a 3), omogenei politicamente,
culturalmente, socialmente, antropologicamente, peraltro con una medesima
matrice linguistica di derivazione latina. Diversa cosa è l’opulenta Europa tedesco-scandinava.
Altra cosa ancora sono le due o tre diverse aree geopolitiche dell’Europa
Orientale.
Da queste considerazioni potrebbe
derivare una proposta programmatica mediana fra quelle del mantenimento o della
dissoluzione dell’attuale Unione Europea: quella che, pur mantenendo una
sovrastruttura comune unitaria, si articoli in 4 o 5 diverse aree europee intermedie,
con l’obiettivo immediato di pervenire ad una effettiva integrazione interna
alle singole aree, per giungere ipoteticamente in un secondo tempo ad un
ulteriore livello di integrazione, da negoziare successivamente e, ovviamente,
su basi e con parametri completamente diversi dagli attuali.
Orbene, partendo da tali intenti
programmatici, la costruzione di un fronte elettorale che unisca tutte le forze
anti-estabilishment sarebbe facile e priva di controindicazioni. Perché non un
solo cartello andrebbe formato, ma quattro o cinque diversi raggruppamenti,
uniti dalla comune ostilità all’attuale leadership dell’Unione e da obiettivi
di carattere generale (per esempio, su come interrompere definitivamente i
flussi migratori verso l’Europa), ma liberi di adottare piattaforme
programmatiche diverse che siano idonee a difendere al meglio gli interessi
delle rispettive popolazioni.
Per quanto riguarda l’Europa
latino-mediterranea, in particolare, la progettazione di una piattaforma
politica “nostra” potrebbe essere densa di contenuti di grande impatto. Molto
dipenderà dal ruolo della Francia: se smetterà di fare la cameriera della
Germania (dopo aver fatto per secoli la cameriera dell’Inghilterra) e se sceglierà
di seguire la sua naturale vocazione, quella di guidare il blocco latino: in
accordo con l’Italia e non contro l’Italia.
Assai rilevante potrebbe essere anche
una battaglia linguistica, contrastando la colonizzazione culturale
anglosassone che utilizza come veicolo la lingua inglese. Si potrebbe puntare a
restaurare il francese come lingua franca dei rapporti internazionali, come è
stata sino alla fine della prima guerra mondiale. Peraltro, si tenga presente
che l’inglese è parlato come lingua madre da circa 500 milioni di persone,
mentre le quattro principali lingue neo-latine da 900 milioni.
Altro fattore ipotizzabile:
l’aggregazione al nostro blocco neo-latino delle due nazioni neo-elleniste
(Grecia e Cipro). Per tacere di mille altri argomenti fortemente innovativi e
di sicuro impatto che potrebbero arricchire la nostra piattaforma.
In sintesi: quella di questa “nuova
Europa” potrebbe essere per noi una battaglia vincente, di grande fascino, ma
soprattutto di grandi prospettive.


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